5 motivi per preferire una rivista di viaggi ad un blog

Patagonia
San Benedetto del Tronto, Autunno 2005
Ho 22 anni e aspetto il treno per Bologna dove mi aspettano noiose lezioni di scienza delle costruzioni. Niente smartphone, sui treni si parla, si dorme o si legge. Probabilmente sto prendendo il treno da sola perché compro una rivista. Se fossi stata con amici avremmo semplicemente parlato per tre ore di fila con un tono di voce troppo alto (sempre il mio, dai tempi delle medie, è il tono di voce troppo alto!).Ho preso una rivista di viaggi. Meridiani, Patagonia – Terra del Fuoco con il Perito Moreno in copertina.

Non ho ancora viaggiato un granché ma il senso, di libertà provato stringendo tra le mani il passaporto con la foto più brutta dall’invenzione delle fototessere, mi porta a pensare che, forse, il vasto e sconosciuto mondo lontano da casa mi aspetta.
Leggo quel numero di Meridiani e, da giovane vulnerabile non-ancora-viaggiatrice quale sono, non posso far altro che restare succube del fascino della Terra del Fuoco. Metto la rivista in un cassetto e inizio l’esplorazione della Patagonia attraverso la lettura appossianata e metodica di tutti i libri di Sepulveda e Coloane.

Quel numero di Meridiani, nonstante 5 traslochi, è ancora con me. Nel 2015 l’ho spostato dal cassetto alla libreria perché, 10 anni dopo quel giorno in edicola, il Perito Moreno ce l’ho avuto davanti agli occhi e oltre a guardarlo, l’ho ascoltato.

Ma oggi, nel 2019, perché leggere una rivista? Perché non un sito internet, un blog?

Cinque, non esausitivi, semplici motivi

La carta. Niente potrà mai sostituire la carta e anche fosse, non sarà sicuramente soppiantata da uno schermo emettitore di luce blu.

Perché, si può portare con se, tenere in libreria, prestare agli amici che si fidano dei nostri consigli. Una rivista, se ti piace, resta, un link sparisce anche se lo salvi tra i preferiti, se ti metti un promemoria, lo scrivi in una nota del telefono.

È corale, raccoglie più voci, più punti di vista e li propone in modo organico. Non come le belle voci sparse che si faticano a trovare tra i ginguettii stonati, le storie effimere o i muri scrostati.

É materia. Si tocca, si accarezza, si abbraccia, si annusa, si sgualcisce. É un oggetto che avrà la sua storia.

E infine, come scrive il grande Erri, “Perché è bello girare la pagina letta e portare lo sguardo in alto a sinistra, dove la storia continua..”

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